“Ci trattarono con gentilezza” (Atti.28,2)

Il brano degli Atti degli Apostoli proclamato in occasione della Festa è lo stesso scelto quale tema della Settimana di preghiera di quest’anno. La narrazione inizia con Paolo condotto prigioniero a Roma (Atti 27, 1ss): è in catene, ma anche attraverso di lui, in un viaggio che si rivelerà pericoloso, la missione di Dio continua. L’episodio ripropone il dramma dell’umanità di fronte alla terrificante potenza degli elementi della natura. I passeggeri della barca sono alla mercé del mare violento e della poderosa tempesta che infuria intorno a loro. Sono forze che li spingono verso approdi sconosciuti, e si sentono persi e senza speranza. Le 276 persone sulla barca si distinguono in gruppi: i soldati,

i marinai e i prigionieri. Il centurione e i suoi soldati hanno potere e autorità, ma dipendono dall’abilità e dall’esperienza dei marinai. Sebbene tutti siano impauriti e vulnerabili, i prigionieri in catene sono i più vulnerabili di tutti. La loro vita è sacrificabile, sono a rischio di una esecuzione sommaria (Atti 27, 42).

Via via che la storia va avanti, sotto la pressione delle circostanze e nel timore per la propria vita, diffidenza e sospetto acuiscono le divisioni tra i differenti gruppi. Ma, inaspettatamente, Paolo si erge quale faro di pace nel tumulto. Egli sa che la sua vita non è in balìa di forze indifferenti al suo destino, ma, al contrario, è nelle mani di un Dio a cui egli appartiene e che adora (Atti 27, 23). Grazie alla sua fede, egli ha fiducia che comparirà davanti all’imperatore a Roma, e può alzarsi davanti ai suoi compagni di viaggio per rendere gloria a Dio. Tutti ne sono incoraggiati e, seguendo l’esempio di Paolo, condividono insieme il pane confidando nelle sue parole e uniti da una nuova speranza.

È questo il tema principale della pericope: la divina provvidenza.

Era stata decisione del centurione salpare nonostante il cattivo tempo, e durante la tempesta i marinai avevano preso decisioni su come governare la nave. Ma alla fine i loro stessi piani vengono mandati a monte, e solo stando insieme e lasciando che la nave naufraghi possono essere salvati dalla divina provvidenza. La nave e tutto il suo prezioso carico andranno perduti, ma tutti avranno salva la vita: “Nessuno di voi perderà neppure un capello” (Atti 27, 34; cfr Luca 21, 18). Nella nostra ricerca di unità abbandonarsi alla divina provvidenza implica la necessità di lasciar andare molte delle cose cui siamo profondamente attaccati. Ciò che sta a cuore a Dio è la salvezza di tutti. L’ospitalità è una virtù altamente necessaria nella ricerca dell’unità tra cristiani. È una condotta che ci spinge ad una maggiore generosità verso coloro che sono nel bisogno. Le persone che mostrarono gentilezza verso Paolo e i suoi compagni non conoscevano ancora Cristo, eppure è per la loro “inusuale gentilezza” che un gruppo di persone divise viene radunato in unità. La nostra stessa unità di cristiani sarà svelata non soltanto attraverso l’ospitalità degli uni verso gli altri, pur importante, ma anche mediante l’incontro amorevole con coloro che non condividono la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra fede.

Nei tempestosi viaggi e nei fortuiti incontri della vita, la volontà di Dio per la sua Chiesa e per tutta l’umanità raggiunge il suo compimento; come Paolo proclamerà a Roma, la salvezza di Dio è per tutti (Atti 28, 28).