Una storia, una delle tante storie che Dio disegna servendosi dei nostri corpi, dei nostri gesti, dei nostri desideri e della nostra vita, tutta. A distanza di 15 anni, infatti, è dolce osservare come Dio abbia scritto la Sua Storia con me, con noi. Una storia squisitamente normale e semplicemente straordinaria. (Questa è la prima parte, di quattro, forse)

Nel Gennaio del 2005 avevo 27 anni ed un amico gravemente malato. Durante un momento di preghiera, Dio ha messo nel mio cuore il desiderio di partire per il Cammino di Santiago: per camminare, dato che lui non poteva farlo; per pregare, come lui non voleva fare; per faticare proprio come lui. Per non partire da sola, caldamente incoraggiata dai miei genitori, ho cercato chi mi avrebbe potuto accompagnare; avevo intenzione di partire ad aprile, quando il clima sarebbe stato mite ma non caldo e il Cammino, e i luoghi di accoglienza, frequentati ma non affollati. Il mio compagno di viaggio avrebbe dovuto sacrificare una settimana di ferie, faticare, e sopportare. Dopo tanto vagliare, gli telefonai, solo lui mi avrebbe potuto rispondere sì… forse. E così fu… abbastanza amico da pensare di poterci condividere avventure e sventure, abbastanza svitato da non conservarsi le ferie per luoghi esotici, abbastanza ottimista da non pensare al possibile verificarsi di imprevisti, abbondantemente lungimirante. Eh sì, perché se una donna ti chiede di accompagnarla a fare il Cammino di Santiago, sicuramente ce sta a prova’! Io invece ero abbondantemente decisa a partire e ad arrivare per chiedere una grande Grazia, abbastanza aperta a condividere il Cammino, abbastanza riconoscente per il sì ricevuto, abbondantemente ignara di ciò che sarebbe successo.

Il tempo a disposizione era poco, quindi saremmo partiti in bicicletta. Il nostro aereo è decollato il 23 Aprile del 2005, direzione Santander. Su quell’aereo eravamo fidanzati da meno di un mese. Galeotto fu l’allenamento sulla ciclabile di Roma e il tempo trascorso insieme a parlare, ma anche una dichiarazione fatta al telefono, di fretta, per bruciare sullo scatto un suo amico. Tutto ciò poggiava su una divertente amicizia che durava ormai da un decennio e sulla conoscenza dei nostri difetti più superficiali che fino ad allora non avevano cozzato tra loro… lui ritardatario cronico e distratto da far paura; io non ne ho di difetti… superficiali!

Eccoci sul Cammino: alla luce di una lettura più consapevole di quella esperienza, consigliamo a tutti i fidanzati di trascorrere almeno una decina di giorni insieme sul Cammino di Santiago (o simile), è un po’ un corso prematrimoniale on the road! Il Cammino di Santiago diventa un tratto di vita che ha in sé tutta la vita dentro. Un po’ come il seme ha già tutta la pianta dentro. Il Cammino è in sé vita ed una metafora della vita allo stesso tempo. Per noi fu importante misurarci, sia individualmente sia come fidanzati, con la fatica, gli imprevisti, lo sconforto, l’attesa, la velocità o la lentezza dell’altro, la sete, il peso delle cose inutili. Fu fondamentale sperimentare che a certe situazioni solo Dio può rimediare. Abbiamo perso la strada e l’abbiamo ritrovata, abbiamo corso e ci siamo aspettati, ci siamo ammalati e siamo guariti, abbiamo avuto sete e trovato fontanili nelle campagne disabitate, abbiamo dormito scomodi e trovato qualcuno che ci potesse accogliere, abbiamo litigato e fatto pace, abbiamo bucato e riparato le ruote, abbiamo sopportato il peso dello zaino e ci siamo liberati strada facendo di tante piccole cose superflue, abbiamo faticato e trovato ristoro nel semplice riposo, abbiamo dubitato che saremmo arrivati e poi varcato il Portico della Gloria.

Ecco, tutte queste situazioni si sono in futuro ripresentate sotto vesti diverse ma uguali nella sostanza, e il nostro modo di viverle è stato spesso quello di fare memoria del cammino e della nostra prima esperienza condivisa della Provvidenza di Dio su di noi.

Abbiamo pregato, cercato Dio, parlato con Lui come ad un compagno di viaggio, lo abbiamo sentito vicino. Dio non si è fatto aspettare, Dio risponde sempre ad un cuore in cerca. Il tempo del Cammino è una preziosa parentesi, di quelle che non possono essere saltate, ma che fanno parte del testo e ne danno una lettura chiara e luminosa. È un tratto di vita in cui il tempo si semplifica e si dilata. Gli appuntamenti con Dio possono essere molto frequenti (e Lui si presenta sempre!), i silenzi diventano preziosi come gemme, la fatica sfuma in condivisione e speranza. Dio ci ha accarezzato e sorretto con la sua Provvidenza, ci ha regalato il gusto di stare insieme in una vita fatta di situazioni vere, del minimo indispensabile, di difficoltà concrete, fatiche misurabili ma anche di gioie semplici e piene. Ci ha donato la Grazia di provare tenerezza, pazienza e amore, l’uno verso l’altro.

Siamo arrivati alla meta con la consapevolezza che Dio ci volesse accompagnare e con il cuore meravigliato per la bellezza di averlo sentito accanto, sempre.

A Santiago si distinguono chiaramente i turisti dai pellegrini: il corpo provato dalla fatica, le vesciche ai piedi, il passo irregolare…ma che occhi: gli occhi di chi vede il traguardo, di chi sa che qualcosa di Speciale lo aspetta, di chi ha il cuore colmo a tal punto che non c’è più spazio per la fatica!

Eravamo arrivati, ma come tanti Pellegrini, da Santiago abbiamo preso il via. Così è cominciata la nostra storia d’amore… con Dio.