Al ritorno dal Cammino di Santiago eravamo due fidanzati un po’ più consapevoli di cosa significasse per noi stare insieme. Lui stava finendo di sistemare una casa dove sarebbe andato a vivere per sancire la sua definitiva indipendenza dalla famiglia ed io proseguivo la mia vita di prima. Dio corteggia, Dio propone, Dio cerca il cuore dell’uomo… dopo 7 mesi di fidanzamento abbiamo accolto l’invito di un amico: ci siamo ritrovati una Domenica sera, accalcati, con altre centinaia di persone, nella palestra di una parrocchia di Roma, seduti per terra, ad ascoltare un sacerdote che per un anno e mezzo ci avrebbe parlato dei 10 Comandamenti. Nella nostra storia esiste un prima ed esiste un dopo e a tracciare la linea di demarcazione è stata proprio l’esperienza dei 10 Comandamenti. 10 Parole, per la precisione, perché Dio non impone ma parla; Dio non comanda ma propone; Dio non trascina ma guida. Dio si rivela, piano piano, con gradualità, con tenerezza, ma anche con determinazione, sicuramente nella Verità, sua e di chi ascolta. Il nostro breve fidanzamento è stato scandito dal ritmo delle Domeniche sera dall’altra parte di Roma, sotto lo sguardo, a metà tra l’incredulo e il canzonatorio, degli amici storici che, ovunque fossimo, alle 19.00 ci guardavano scappar via. Abbiamo imparato a fare posto a Dio, a dire di no all’ennesima “attrazione del mondo”, per ritagliarci quel tempo prezioso e necessario per godere veramente della prima conoscenza di Dio. Abbiamo spesso avuto la sensazione che una settimana, tra un incontro e l’altro, fosse troppo poca, tanta era la ricchezza da non riuscire a contenerla, tanta era la Parola, da non riuscire a metabolizzarla prima che potessimo sentirci pronti per un’altra scossa. Sì, perché ci siamo sentiti scossi, colpiti e affondati, ma anche decisamente salvati dalle mezze misure, dai luoghi comuni, dalle menzogne velate. Abbiamo discusso spesso, a caldo, alla fine di un incontro (o forse facevo tutto da sola): lui docile e paziente perché intuiva che era necessario del tempo per mettere a posto le idee e le emozioni; io una iena, scombussolata, ribelle, a tratti infastidita, per quanto a fondo era arrivata la spada. Nonostante ciò la verità con cui ci sentivamo “letti”, la sensazione che stessero parlando proprio a noi, di noi, la bellezza che traspariva da tanta vera ricchezza, ci ha pescato alla grande. Siamo senz’altro quei “pesci” presi da Pietro, una volta diventato pescatore di uomini. Dio mantiene le sue promesse, per sempre.

Il desiderio di stare insieme e di condividere cresceva. Quindi lui ha sondato il terreno ed ha proposto di sposarci, così, la buttò là. Perché? Possiamo convivere, praticamente gli dissi di no. Ed anche lui a me, no, o ci sposiamo o niente. Lui… sempre abbondantemente lungimirante e con il suo dono profetico di incassare i no della vita!!! Io tormentata, non per avergli detto no o dalla paura che mi potesse lasciare, tanto ero abbondantemente determinata: tormentata perché non mi tornavano i conti.

Non riuscivo a far andare d’accordo il desiderio di costruire qualcosa con lui, con le rivelazioni dei 10 Comandamenti, con il mio poco interesse a sposarmi. Proprio non capivo perchè mi sarei dovuta sposare: il giorno dopo il matrimonio non è forse uguale per sentimento, desiderio, intenzione a quello prima? Con la mia solita razionalità ho chiesto alle persone che avevo intorno il motivo per cui si erano sposate. Nessuna delle risposte mi convinceva. Ho chiesto a Lui, che già altre volte mi aveva risposto, di cui altre volte mi ero fidata. Dato che era una cosa che lo avrebbe coinvolto, sicuramente sapeva di cosa si parlava. La risposta è arrivata, in un momento di preghiera simile ad una supplica perché quel nodo si potesse sciogliere. Insomma, quando è Dio a dirti che ti puoi sposare, c’è poco da pensarci su. Ascoltare il Sì di Dio è la roccia e la casa sulla roccia insieme, è la barca per attraversare la tempesta.

Gli telefonai e gli dissi “ok, ci sposiamo”.

A proposito di verità (o di tempesta?), fantasticando sulla nostra futura famiglia scopriamo che entrambi avremmo voluto avere tre figli… peccato che lui ha già una diagnosi di sterilità quasi totale, che ad ogni controllo di routine viene confermata. Con leggerezza e razionalità mi domandai se desideravo di più avere figli o stare con lui. Solo dopo anni ho capito quale grande Grazia fosse stata non rinchiudere la mia vita nel mio progetto, ma fidarmi della strada concreta percorsa fino ad allora e di ciò che in quel momento mi veniva offerto in dono. Dio è generoso ed ha molta più fantasia di noi.

Nell’agosto del 2006 la mia quasi-suocera si ammala: le viene diagnosticato in pochi giorni un tumore al cervello, perde la vista e si sottopone ad un intervento la cui degenza è stato un lungo, prezioso saluto. E’ stata la prova più forte che, fino a quel momento, avevamo affrontato insieme. Ci siamo tenuti stretti. Come sul Cammino ci siamo aspettati e spronati, per la prima volta abbiamo pedalato in tandem. Il seme delle 10 Parole dava i suoi primi frutti nella nostra vita, una pace profonda nonostante un grande dolore: Dio era lì e non ci mollava. L’esperienza delle 10 Parole ci stava insegnando a vedere le grazie nascoste dietro al dolore. Mia suocera vedeva più da cieca che da vedente, capiva lo stato d’animo delle persone dal tono della voce, ne percepiva la preoccupazione, aveva sempre una parola di sollievo e di speranza per gli altri. Il giorno prima dell’operazione, dopo la quale non si è più risvegliata, ha recitato un Padre Nostro e, alla fine, ha confermato di credere veramente nella frase “sia fatta la tua volontà”. Queste sono prove che sopravvivono al dolore e che vanno al di là del ritmo del tempo.

Mia suocera ci ha salutati poco prima di Natale, dopo aver “visto” con le mani il mio abito da sposa, che poi non ho voluto cambiare. Il 21 Aprile del 2007, sabato in Albis, ci siamo sposati. Essendo un po’ retrò, abbiamo scelto una vecchia 500 per tornare dal ristorante a casa, sua, finalmente nostra. Due sposi e le mie valigie per cominciare una vita insieme. Peccato che appena abbiamo preso l’autostrada la macchina si è fermata sulla corsia di emergenza. Chi ben comincia….

Propongo: “Chiamiamo papà”. E lui: “Eh no, da oggi ci penso io!!!”

Due sposi e le mie valigie sul carro attrezzi per cominciare una vita insieme… (Continua)