di P. Alberto Maggi
L’elenco delle colpe imputate a Francesco è lungo: dall’apertura ai divorziati agli omosessuali, dall’accoglienza degli immigrati alla denuncia del profitto economico, dalla cura del creato all’attenzione alle povertà, ecc., abbastanza per scatenare un flagello biblico non sul colpevole di tutto questo, ma addirittura sull’umanità intera (Dio, quando si scatena, lo fa alla grande).
Quanti accusano papa Francesco di essere l’anticristo, mostrano in realtà di non conoscere il significato di questo termine che intendono come un satana, avversario della fede cattolica. Ma chi è in realtà l’anticristo, e com’è riconoscibile? La preposizione anti, che precede cristo, indica sostituzione, non avversario, per cui la figura dell’anticristo è una presenza subdola, in quanto non agisce come un nemico del Cristo, ma, al contrario, si erge quale suo paladino. L’anticristo, si propone infatti come strenuo difensore delle tradizioni della Chiesa, fedele osservante e interprete della sua dottrina immutabile.
Le Lettere di Giovanni offrono alcune indicazioni per riconoscere e smascherare l’anticristo: “ogni spirito che dissolve Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo” (1 Gv 4,3). L’anticristo è colui che “dissolve Gesù” (solvit Iesum, vulg.), ovvero lo vanifica, adoperando del Cristo solo quello che è nel suo interesse, occultando e manipolando il resto. Per riuscire nel suo intento, l’anticristo svuota la figura del Cristo per colmarla con i suoi interessi, trasformando Gesù e la Chiesa in vuoti simulacri, dove lo splendore esteriore nasconde il nulla interiore, come l’albero di fichi, tutto foglie e senza frutti (Mc 11,12).
Un altro criterio per riconoscere l’anticristo, riguarda l’umanità stessa del Signore: “sono apparsi infatti nel mondo molti seduttori, che non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo” (2 Gv 1,7). È la “carne” di Gesù lo scoglio dell’anticristo, non solo perché non gli interessa la sua umanità, ma perché la vede come un intralcio al suo comportamento (Sap 2,14). Per ottenere il suo scopo, l’anticristo, infatti, accentua la divinità del Cristo, quel che lo separa e allontana dagli uomini, a scapito della sua umanità (la “carne”), quel che lo unisce e avvicina. Ma da sempre la fede della comunità dei credenti si basa proprio sulla “carne” di Gesù (“Il Verbo si fece carne”, Gv 1,14). Il progetto divino si è manifestato, e continuamente si realizza, nella “carne” (“egli fu manifestato in carne umana”, 1 Tm 3,16), ovvero nella debolezza di un’esistenza umana (Mt 26,41; Eb 10,26), non in un semidio. È attraverso la carne che il dono di Dio si fa concreto, reale ed efficace, e non esistono doni divini che non si esprimano attraverso la carne. Pertanto, credere in Gesù il Cristo, Figlio di Dio, venuto nella “carne”, significa accettare di lasciarsi coinvolgere dalla sua stessa onda d’amore, avere l’identico atteggiamento del Dio che si è fatto carne per essere vicino a ogni creatura, per “cercare e salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10).
Che il pericolo dell’anticristo non fosse marginale, ma esteso e propagato nelle prime comunità cristiane, lo testimonia un vescovo del primo secolo, Policarpo da Smirne, il quale scrive ai credenti di Filippi, che “chi non riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è un anticristo” (Fil. 7,1). Il pericolo è dovuto al fatto che
l’anticristo non è una realtà singola, che si potrebbe facilmente circoscrivere e neutralizzare, ma plurale: “Molti anticristi sono già venuti” (1 Gv 2,18). Questi anticristi sono metastasi che minano e distruggono dal suo interno, indebolendolo, il corpo di Cristo che è la Chiesa (Col 1,24). L’estrema pericolosità degli anticristi consiste nel fatto che costoro non agiscono al di fuori, o contro la comunità dei credenti, ma si annidano al suo interno, e si pongono come campioni dell’ortodossia. Ma per gli evangelisti, questi che usano Dio e la religione, con tutti i suoi simboli e apparati, unicamente per il loro interesse, in realtà, ingannano i credenti, non sono altro che lupi rapaci travestiti da pecore, “falsi cristi e falsi profeti” che “faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti” (Mt 24,24). I credenti devono stare ben attenti da quanti manipolano il messaggio di Gesù, ostentano simboli religiosi, sbandierano pie parole, ma lo fanno solo ed esclusivamente per il loro vantaggio. “Non chiunque mi dice “Signore, Signore…” (Mt 7,21), ammonisce Gesù, mettendo i discepoli in guardia da un annuncio del vangelo basato sull’uso strumentale del suo nome, senza un coinvolgimento della propria vita da parte di questi operatori di “iniquità”, termine con il quale nella Bibbia viene designata la forza nefasta che produce solo quel che è inutile, vano, (cf Nm 23,21.23). Gli anticristi sono solo dei ripetitori, semplici megafoni che non lasciano coinvolgere la propria vita dal vangelo che annunciano; la parola predicata ad altri non mette radici in essi. Gli attestati di fedele ortodossia non sono sufficienti per essere considerati discepoli del Cristo, che vengono riconosciuti come tali quando realizzano la volontà del Padre: “Venite benedetti del Padre mio… perché avevo fame e mi avete dato da mangiare… ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,34-35). Il Padre riconosce come suoi figli solo quanti, profondamente umani, gli assomigliano nel suo amore incondizionato (cf Mt 5,43-45; Lc 6,35-36).
Gli anticristi sorgono soprattutto nei momenti di crisi, quando approfittando dello smarrimento della gente, la ingannano con allettanti promesse di liberazione. Mentre il Cristo è inviato da Dio per liberare gli uomini da ogni forma di schiavitù e oppressione, gli anticristi usano Dio per opprimere e sottomettere. Ma Gesù ha dato ai suoi la possibilità di poter distinguere il vero pastore, colui “che dà la vita per le pecore”, dal vile mercenario, che quando “vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge”, abbandonandole al suo destino perché “non gli importa delle pecore” (Gv 10,11-12). Non c’è alcuna conciliazione tra il Cristo che dà la vita per i suoi e l’anticristo al quale interessa solo il suo tornaconto. Gesù proclama beati i costruttori di pace, non i seminatori di zizzania, i primi saranno riconosciuti come figli di Dio, i secondi strumenti del nemico (Mt 5,9; 13,24-30).