UMBERTO FOLENA da Avvenire

Che fare con gli stupidi? Come comportarci quando ne incontriamo uno, cosa che accade assai di frequente? Stupido – parolaccia quando è liscia, parolina quando declina in stupidello, stupidetto, stupidino, stupidone o stupidaccio, dal tono perfino affettuoso – è un termine con cui è difficile rapportarci anche perché può capitare a tutti noi di comportarci da stupidi. L’importante è accorgercene e riconoscerlo. In questo caso esiste la possibilità che in fondo noi siamo persone sagge, vittime di uno scivolone passeggero. Il vero stupido non ammetterà mai di aver avuto un comportamento stupido, neanche se messo di fronte all’evidenza.

Questo è il vero, tragico problema. Lo stupido non si accorge di esserlo e anzi si ritiene una cima, e chi lo contraddice è un ingenuo. Non tollera che la sua superiorità non venga riconosciuta. E se incappa in una persona intelligente che riconosce di aver sbagliato un giudizio o una valutazione, la considera debole, insicura e – lei sì – stupida, perché incapace di promuovere se stessa con spavalderia.

La tragedia è quando uno stupido diventa capo. Come ciò possa succedere richiederebbe lunghe dissertazioni. In estrema sintesi, accade per cooptazione. Uno stupido tende a circondarsi di altri stupidi, i cosiddetti yesman, che poi sono degli stupidi furbi: hanno capito il segreto per fare carriera e aspirare, un giorno, alla poltrona di capo.

Hanno capito che, con un capo del genere, a essere premiate non sono le buone idee.

Viene premiato chi riconosce l’indubbia superiorità del capo dandogli sempre ragione, qualunque cosa egli dica. Una struttura così governata, potremmo pensare, è destinata al dissolvimento… Non necessariamente. Alcuni Stati sono condotti da anni da politici stupidi e si salvano perché nelle retrovie ci sono persone sagge e intelligenti che correggono gli errori degli stolti senza che questi se ne accorgano,

accettando di restare umili servitori nell’ombra.

Per tutti vale l’effetto Dunning-Kruger, teoria tanto intelligente che perfino gli stupidi annuiscono senza capire che si sta parlando di loro. Gli psicologi David Dunning e Justin Kruger della Cornell University pubblicano il loro studio nel 1999. Parla di una distorsione cognitiva, o auto-inganno. Può accadere, e accade di continuo, che individui inesperti in un campo, ad esempio l’epidemiologia, tendano a sopravvalutare le proprie abilità.

Così si esprimono con il tono, la forza e spesso la supponenza del vero esperto infallibile. Le persone sagge, per contro, tendono a sottovalutare le proprie conoscenze, ben sapendo di non sapere mai abbastanza, e si esprimono con cautela, avanzano dubbi o tacciono del tutto, scomparendo dalla scena, lasciata (quasi) per intero agli incompetenti.

Un tempo accadeva negli uffici, nei bar, nei crocchi in piazza. Lo stupido ‘so-tutto-io’ spopolava, ma molti astanti sorridevano di lui. Nell’epoca dei social network, il semplice fatto di poter fare comunicazione di massa e di apparire in video conferisce a ogni affermazione perentoria un’aura di solenne autorevolezza. E la frittata è cucinata. Vano è svelare l’effetto, come vano risulterà questo articolo. Vano, ad esempio, è ricordare un famoso studio del Dipartimento del Tesoro Usa: intervistati 25mila americani sulla loro competenza finanziaria, gli 800 incappati in fallimenti economici si ritenevano assai più esperti degli altri. Vale per la finanza come per il calcio, l’ingegneria, la medicina, la politica estera e, va da sé, il giornalismo.

L’effetto Dunning-Kruger è un virus per il quale, finora, non esiste vaccino. C’è solo una rara cura palliativa: l’umorismo.